San Vittorino,
la terra di mezzo

LaTerraDiMezzo_600x400

La Piana, incastonata tra i monti

San Vittorino è una terra di mezzo. Una piccola piana circondata da anfiteatri rocciosi che offre uno scorcio su un panorama grandioso: quello di un mondo molto più antico dell’uomo, dominato dalle acque di un oceano scomparso. Da Paterno, piccolo borgo collinare affacciato sul lato nord della valle, la visuale abbraccia il settore orientale del territorio, dove la pianura è più stretta: di fronte, le due dorsali del Nuria e del Navegna, le cui pendici quasi si intersecano. Dietro, l’imponente massiccio del Terminillo, che verso nord incontra i Sibillini e la grande catena appenninica. La valle è coperta e livellata dalla spessa coltre di sedimenti depositati dal Velino, che la attraversa per tutta la sua lunghezza. Ma sotto la fertile terra sparsa dalle piene del fiume, le radici di pietra dei monti si sovrappongono le une sulle altre: la piana è il punto di incontro di antichissimi ambienti marini, dai quali si è originato il territorio attuale. Osservare le rocce dei tre gruppi montuosi che bordano la pianura è come sfogliare le pagine di un libro di pietra, e scorrere una storia complessa e affascinante che parla di un viaggio nel tempo profondo, lontano milioni e milioni di anni.

Nuria_600x400

Il gruppo montuoso del Nuria, antico ambiente di laguna

Una istantanea della Terra, fatta 250 milioni di anni indietro nella scala del tempo geologico, immortala un unico immenso oceano, Panthallassa, da cui affiora il continente chiamato Pangea. Una terra grande e desolata, priva di vita, spazzata dal vento e battuta da piogge incessanti. Ma nella sua parte orientale, in posizione tropico-equatoriale, si apre un golfo ampio e tranquillo: il mare della Tetide. Lunghissime spiagge digradano dolcemente in lagune poco profonde, protette da una articolata barriera corallina. E’ in questo ambiente che si sono formate le rocce del Monte Nuria, sedimenti carbonatici trasportati dai fiumi e depositati nelle placide acque scaldate dai raggi del sole. Oltre la barriera, il fondo del mare si inclina velocemente, e forma una ripida scarpata che strapiomba nel mare aperto. Qui l’acqua è torbida e il fondale sconvolto dai detriti che, dalla laguna, scivolano lungo il pendio: frane sottomarine e valanghe di fango alimentano il fondo del mare, che nel tempo si compatta e forma le rocce che ora affiorano sul Monte Navegna.

Velino_600x400

Il Monte Navegna: la scarpata che collegava la laguna all’oceano profondo

Ancora più al largo, dopo la scarpata, c’è l’oceano vero e proprio. L’abisso è a malapena raggiunto dalla luce del sole, che filtra debolmente attraverso l’alta colonna di acqua. Troppo lontano dalla terra emersa per ricevere i detriti portati dai fiumi, il fondale è scuro e tranquillo, costituito di sabbie sottili e impalpabili formate dai gusci dei microorganismi marini che popolano le acque. Dopo la morte affondano dolcemente, adagiandosi gli uni sugli altri nel corso del tempo geologico. I depositi più vecchi vengono pressati dal peso di quelli che si impostano sopra, fino a diventare vere e proprie rocce: i calcari pelagici che adesso formano la dorsale del Terminillo. Trascorrono i Periodi geologici. Dall’Era Paleozoica alla Mesozoica, fino al Cenozoico e all’Oligocene, circa 30 milioni di anni fa. E’ passato un enorme intervallo di tempo e l’aspetto della Terra ha subito importanti mutamenti. La Pangea non esiste più: è stata frazionata in parti più piccole per i processi della tettonica delle placche. Due zolle tettoniche si stanno inesorabilmente avvicinando: sono la piccola Adria, la propaggine più settentrionale dell’ampia placca Africana, e la grande placca Eurasiatica. La convergenza dei continenti piega e comprime il fondo oceanico che li separa.

Terminillo_600x400

La dorsale del Terminillo: gli abissi oceanici

La piatta successione di rocce calcaree da cui sorgeranno i monti che bordano la piana di San Vittorino si increspa e si corruga, tanto da emergere dal mare. Gli strati rocciosi montano letteralmente gli uni sugli altri, dal settore più profondo dell’oceano fino alla bassa laguna: le pieghe massicce del Terminillo si accavallano su quelle del Navegna, che a loro volta salgono sulle rocce del Nuria, flettendosi e inclinandosi nelle pieghe maestose che offre il panorama della valle. All’inizio del Pliocene le dorsali montuose sono ormai del tutto emerse e configurate, contraddistinte da un’ossatura di imponenti pieghe e caratterizzate da spettacolari sovrascorrimenti.
La piana di San Vittorino è proprio lì in mezzo. Nel cuore della storia più antica che la Terra può raccontare.

Daniela Querci