La Grande Bellezza

Sgorga tra le rocce, lungo i fossi e persino dal portale di una antica chiesa. Fresca, limpida e cristallina, alimenta torrenti e ruscelli, forma polle e laghetti e zampilla da innumerevoli fonti. L’acqua è la Grande Bellezza della Piana di San Vittorino.

In meno di 8 chilometri quadrati di superficie, la piccola vallata raccoglie oltre 26 metri cubi al secondo di liquido blu. Una portata enorme: maggiore – tanto per fare un paragone – di quella della Dora Riparia, uno dei principali affluenti del Po.

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Ortofotocarta delle aste fluviali con focus sulla Piana di San Vittorino

Una ricchezza immensa, che regala vita e nutrimento in diversi modi: alimenta la centrale di Enel di Canetra, si incanala lungo l’acquedotto del Peschiera e soddisfa il 60% del fabbisogno idrico dei più di 2 milioni e 600 mila abitanti di Roma, corre lungo il Velino e precipita giù da 165 metri di altezza, negli spettacolari salti delle Cascate delle Marmore.

E, nonostante questo, ne resta ancora per punteggiare la piana di sorgenti e piccoli laghi, il cui azzurro intenso si staglia contro i verdi brillanti del rigoglioso paesaggio che disseta e sostenta.

In apparente contrasto con il risultato, così puro e trasparente, le origini dell’acqua di San Vittorino sono profonde e misteriose. La Natura trova percorsi inattesi e sorprendenti per creare i suoi gioielli, e per concepire queste sorgenti ha scelto il ventre di pietra delle montagne.

Al di sotto dei fertili terreni che ricoprono la piana, le rocce che la pavimentano sono immensi serbatoi d’acqua. Come spugne di proporzioni gigantesche, raccolgono le precipitazioni che dalle vette circostanti si infiltrano nel terreno.
Le piogge che bagnano il Monte Nuria, al bordo meridionale della valle, e il Paterno-Canetra, al margine settentrionale, percorrono un intricato labirinto sotterraneo: trovano fessure e spaccature e, protette nel complesso dedalo di scuri cunicoli e passaggi segreti racchiusi nel corpo della madre roccia, si preparano per scendere a valle, dove nascono nella soleggiata culla abbracciata dai monti che è la piccola valle.

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L’acqua sulfurea di Cotilia

Durante la permanenza nel grembo di pietra, si cibano dei fluidi gassosi che risalgono dalle più profonde viscere della Terra e assorbono sali minerali che le rendono ancora più preziose.

Le Terme sulfuree di Cotilia e le Polle di Sant’Erasmo sono l’effetto più evidente di questi intimi respiri della Terra, ma anche le sorgenti di San Vittorino e quelle di Molino Paterno si arricchiscono del soffio nutritivo del pianeta, regalando alla valle l’innato tesoro che l’ha eletta a centro della civiltà delle acque fin dalla notte dei tempi.

Daniela Querci

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