L’acqua è femmina

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S. Mura, Maternità al chiaro di Luna

A parte Nettuno, l’acqua appartiene a divinità femminili. La sorgente è acqua “viva”, che sgorga “vergine”, è all’origine della vita e perciò simbolo di maternità.

Il pozzo è il punto di comunicazione fra cielo e terra attraverso l’acqua, espressione di Diana, la luna che cadenza i ritmi biologici in quanto nasce, cresce, matura (si fa “piena”), decresce e scompare e poi riappare, garantendo la rinascita ciclica.

Ecco perché i luoghi di culto terapeutici cristiani fondati sull’acqua sono quasi tutti dedicati alla Madonna e molti si chiamano “Acquasanta”, per via delle acque guaritrici e oracolari che un tempo prendevano i nomi delle ninfe Camene, Carmenta, Canente, Egeria, Giuturna, Furrina, Feronia, divinità dalle virtù profetiche derivate dall’acqua che “parla”. Le Camene erano gli spiriti dell’acqua che comunicavano il divino, infatti il nome deriva dalla radice indeuropea *kan- “cantare”, da cui il latino carmen “incantesimo” e il francese charme “fascino”. Feronia, divinità sabina delle acque cara alla plebe, madre di Pico (come a Marte, le era sacro il picchio verde oracolare), proteggeva le fonti, i boschi, gli orti, le messi, i malati, i liberti, per cui era identificata con Libera o Persefone, o con la Ferentina degli Albani, con Diana e Fortuna.

AcquaDiFonte

Acqua di fonte

Mefite, la grande divinità italica, tutelava la salute, gli animali e la fecondità, era titolare delle sorgenti solforose e delle acque termali. Furrina era dea delle acque e in particolare dei pozzi, aveva un proprio bosco sacro (lucus Furrinae), una fonte sul Gianicolo e un famoso santuario ad Arpino, città dei Volsci e patria di Cicerone.

Aveva un proprio flamine ed era “in onore presso gli antichi” (Varrone); in alcune iscrizioni latine si parla di ninfe Furrinates o Forinae, divinità delle acque in relazione a Furrina. Giuturna era un’altra divinità delle sorgenti, oracolare e guaritrice, significativamente moglie o amante di Giano e madre di Fons.

Sono di grande interesse le tante “Fonte Lattaia”, ricordando che la Dea Madre era spesso rappresentata seduta con un bambino in grembo, come Mater Matuta e le prolifiche matres italiche, come Iside che allatta Horus.

L’italica Rumina (“colei che fa scorrere”, corradicale di Roma) favoriva il flusso del latte materno. Carmenta era venerata dalle madri come datrice di buon destino ai neonati; patrona delle levatrici, proteggeva la gravidanza, la nascita e le fonti, difendeva i bambini dalle striges e dai pericoli. Demetra, la “Dea Madre” per eccellenza, era invocata negli Inni orfici come “Nutrice Vergine di Prole Santa”. Col cristianesimo, le Madonne “del latte” spuntarono a centinaia sugli stessi luoghi di devozione pagana.

Giancarlo Gaggiotti