Castel Sant’Angelo,
lo sguardo dei secoli

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Paterno, nel Comune di Castel Sant’Angelo, al bordo orientale della Piana

Dalla sorgente del Velino alle gole di Antrodoco. Poi, in soli otto minuti, si scende tra i dolci rilievi del Comune di Sant’Angelo. Un vero paradiso. Borghi, sorgenti, pozzi e laghetti. Un fazzoletto di terra colorato di verde e un ambiente naturale di grande suggestione.
Il giro delle 14 frazioni, l’una vicina all’altra, diventa un percorso ricco di sorprese ad ogni passo: Castel Sant’Angelo, Canetra, Cotilia Terme, Mozza, Pagliara, Paterno, Pie di Castello, Piedimozza, Ponte Alto, Ponte Basso, Ponte Santa Margherita, Vasche, Ville e Ville Ornaro.
Castel Sant’Angelo è a un’altitudine di 580 metri sul livello del mare e conta 1.303 abitanti. Dista 18 chilometri da Rieti, il capoluogo di provincia.
Il piccolo centro domina la via Salaria e la vallata sottostante che prende il nome di Piana di San Vittorino. Il borgo conserva tutto il fascino del suo passato: la torre dell’antico castello, i resti delle mura merlate e la struttura tipica e suggestiva dei borghi medioevali. Al paese si accede da una porta con arco a sesto acuto. Percorrendo il corridoio coperto, ci si inoltra tra le strette vie e, seguendo la strada principale, si giunge nella parte più alta del colle dove si trovano i resti del cassero con l’alta torre di avvistamento, detta “torre quadrata”.
Gli edifici e le strade parlano ancora del Medioevo. E di quando gli abitanti, nella seconda metà del Quattrocento, si schierarono con il re di Napoli Ferrante d’Aragona nella infinita lotta contro i baroni ribelli, che erano spalleggiati da papa Innocenzo VIII, dalla città de L’Aquila e da molte altre terre della valle del Velino e del Cicolano.
Un comune al confine tra stati diversi, lungo la grande e antica via Salaria: la geografia ha segnato la storia di Castel Sant’Angelo.

VicoloCastelSantAngelo

Il borgo di Castel Sant’Angelo

Gli storici sottolineano la permanenza della famiglia Mareri nel castello, che raggiunse l’apice del suo splendore nel 1530, quando l’Imperatore Carlo V assegnò in dote alla figlia Margherita d’Austria alcune terre d’Abruzzo e dell’area di Castel Sant’Angelo. Margherita d’Austria fece costruire molini per il grano e la concia e introdusse, grazie alla copiosa presenza dell’acqua, l’importante industria della carta.
Nel territorio si possono ammirare diverse testimonianze archeologiche tra le quali spiccano alcuni tratti dell’antica via Salaria.
Nel grazioso borgo di Canetra, che dista poco più di un chilometro da Castel Sant’Angelo, lo sguardo si perde in un affascinante paesaggio di acque e viste emozionanti. Il laghetto artificiale al centro del paese è un angolo fiabesco dove candidi cigni seducono il viaggiatore in una atmosfera quasi irreale.
Canetra è anche la sede del Comune. Tra le frazioni spicca Terme di Cotilia, meta di molti visitatori fin dai tempi antichi. Era il luogo dell’otium e delle abluzioni, soprattutto nel periodo estivo. Le terme furono celebrate da autori classici come Plinio il Vecchio, Terenzio Varrone, Seneca e Virgilio. Le copiose sorgenti di acque acidule, solforose e ferrate, un tempo ritenute sacre, erano una irresistibile attrattiva per gli antichi Romani. E il luogo preferito dai Flavi, come testimoniano i resti delle ville degli imperatori Tito e Vespasiano che decisero di morire proprio qui, vicino al lago di Paterno, sacro a Vacuna, la dea sabina delle acque e del riposo.
Oggi la medicina ufficiale riconosce le proprietà terapeutiche dell’acqua di Cotilia, che sgorga dalle due fonti di Vecchi e Nuovi Bagni. Le acque dall’odore e dal sapore sulfureo, sono in grado di offrire all’organismo il giusto apporto di zolfo e vengono utilizzate nella prevenzione e nella cura di molteplici patologie, in particolare quelle dell’apparato respiratorio e quelle inerenti alle malattie cardiologiche, curate in una moderna e attrezzata struttura termale.
Paterno, dai suoi 617 metri sul livello del mare, si affaccia il lago omonimo. Qui il mito e la storia si confondono: i pelasgi, l’isola fluttuante, le primavere sacre dei popoli italici, la dea Vacuna, le residenze degli imperatori Vespasiano e Tito, l’acquedotto di Roma, le fonti solfuree, le tante particolarità geologiche e naturalistiche. Vicende millenarie bagnate di continuo dalla leggenda e dalla pulsante vena blu del Velino con tutti i suoi affluenti. La Civiltà dell’Acqua in Sabina abita ancora qui con il Centro di documentazione ospitato dal polo museale, a pochi passi dalla scenografica Villa di Tito che domina l’ampio panorama.