Un laboratorio geologico dove studiare i sinkholes

Dolina

Una depressione di origine carsica

Misteriosi avvallamenti che appaiono all’improvviso sul terreno. Depressioni circolari di grandezza variabile da qualche decina a poche centinaia di metri. Alcune, colmate da acqua di sorgente, formano ameni laghetti lungo la bella Piana di San Vittorino, che ne conta parecchie. I fenomeni naturali che formano queste voragini improvvise, sono storicamente consueti nella piccola pianura a sud di Rieti che, da Castel Sant’Angelo a Città Ducale, segue il corso del fiume Velino.

Carsismo sui generis Si tratta di episodi geologici causati da un tipo molto particolare di carsismo, il processo per cui alcune rocce vengono disciolte dall’acqua piovana formando cavità e condotti che possono essere così pervasivi da caratterizzare un intero ambiente. Tutto questo di solito accade sulla superficie della Terra: alla luce del sole – o meglio – sotto la pioggia. E’ anche vero che il carsismo può generare cunicoli, spelonche e grotte, ma l’attacco dell’acqua alle pietre parte sempre dall’esterno e, se ci sono le condizioni adatte, si approfondisce nel tempo.

A San Vittorino no. La piana è davvero particolare, tanto da essere annoverata come esempio e caso di studio per gli interessanti fenomeni che la caratterizzano. Qui l’acqua corrode la roccia dal basso: la aggredisce – per così dire – da tergo, attaccandola dal sottosuolo, e corrode senza essere vista finché il tetto della cavità sotterranea che genera, diventa troppo sottile per reggere il peso dello strato di terreno sovrastante. Allora c’è il crollo, improvviso e inaspettato, come nelle più impeccabili applicazioni della tecnica dell’agguato. Con la peculiare prerogativa di non essere premeditato, benché approfonditamente studiato.

PanoramicaDellaPiana

Il contatto tra le rocce carbonatiche e i sedimenti della Piana


Cause ed effetti
Nella copiosa bibliografia esistente in materia, gli effetti di questo subdolo comportamento si definiscono “sinkholes”: buchi da sprofondamento. E presuppongono due caratteristiche del territorio: la presenza di acqua sotterranea ricca in anidride carbonica e il suo contatto con rocce carbonatiche, le più sensibili all’attacco. La piana di San Vittorino risponde perfettamente alle specifiche. Sotto la coltre di sedimenti alluvionali depositati dal Velino, la valle è costituita da un insieme complesso di strati rocciosi, molti dei quali formati in gran parte da carbonato di calcio, il composto chimico che si corrode a contatto con l’acqua. La valle è anche sede di numerose falde acquifere, rocce serbatoio che contengono acqua. Ed è attraversata da un importante sistema di fratture più o meno profonde: fenditure tra le rocce dove non solo si concentrano gli ipocentri dei terremoti (la lineazione più importante fa parte della grande faglia regionale chiamata Ancona-Anzio, che separa gli Appennini settentrionali da quelli meridionali), ma permettono ed agevolano il passaggio delle acque sotterranee. Inoltre, si suppone che alcune fratture siano in comunicazione con regioni molto profonde della Terra, dalle quali riceverebbero i gas che arricchiscono le acque in anidride carbonica e in altri sali minerali aggressivi per le rocce.

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“Canetra” colmata

Laghetti o conche verdi Tra i toponimi dell’area, spiccano numerosi “pozzi”, “canetre” e “canetroni”. Sono gli appellativi locali per questi singolari fenomeni, che appaiono a più riprese anche nelle antiche mappe della regione. Ma perché qualche volta si riempono d’acqua, formando piccoli e suggestivi laghetti disseminati ai bordi o lungo la piana, e in altri casi rimangono semplici avvallamenti del terreno, ben presto ricoperti dalla rigogliosa vegetazione della zona? Se il fondo della voragine raggiunge il livello di una falda acquifera, e il terreno superficiale che riveste la buca è abbastanza impermeabile da trattenere l’acqua, la depressione si colmerà in breve tempo. Ne è un esempio il Lago di Paterno, incantevole specchio d’acqua sotto l’omonima cittadina, lungo il bordo settentrionale della Piana.

Daniela Querci